“Non tutto si risolve in uno scatto”.
È partendo da questa affermazione che mi sono approcciato a queste storie-fotografie. La velocità, tanto cara alla società contemporanea, rischia di risucchiarci in uno spazio-tempo inevitabilmente superficiale e atassico nel quale diventa estremamente complesso interiorizzare l’esperienza dalla quale derivano i principi fondamentali della nostra conoscenza. Dell’uomo-fotografo mi affascina non tanto lo scatto, ma il tempo trascorso dietro la macchina, la necessità dell’attesa.
È necessario avvicinarsi a queste immagini con calma, con l’idea che qualcosa succedereà, e con una certa qualità mentale non intesa come intellettualismo ma come disponibilità, fiducia nell’immagine stessa.
Solo allora saranno le fotografie a parlare con voce propria, indipendente dalla volontà nostra o dell’artista. Sulla base della realtà suggeriranno impressioni persistenti, sensazioni dalle quali si svilupperà il ricordo e da quello l’esperienza.
Assecondando il tempo del divenire questo lavoro ci offre la possibilità di passare dalla sensazione alla conoscenza.
Victor Truner



